Animali: uccisioni rituali e coesione sociale, binomio da superare

Nelle Isole Faroe è la grindadrap, nei paesi islamici la macellazione halal, in Cina il consumo di carne di cane durante il Festival di Yulin. Sono molte le realtà che sconvolgono lo spettatore di cultura centro europea, consumatore di aragoste e foie gras.

Secondo la teoria sviluppata da Eric Gans, in epoca pre linguistica i primi gruppi di proto umani che si riunivano per cacciare svilupparono comportamenti differenti rispetto agli altri predatori, in particolare, evitando di avventarsi sulla preda subito dopo l’uccisione, diedero inizio ad un rituale di relazione tra i componenti del gruppo.

Dunque, nel corso della preistoria, si sono imposti solo quei gruppi che sono passati dal riunirsi per la caccia ad attribuire un valore rituale all’uccisione stessa che diventa prima forma di solidarietà e cooperazione strutturata tra individui. Con il passare del tempo questi riti diventano la base dei culti e della cultura e vengono tramandati di generazione in generazione fino ad oggi.

grindadrap
Grindadrap – La mattanza delle balene nelle Isole Faroe

Le manifestazioni “culturali” del rito dell’uccisione sono diverse: pochi mesi fa fece scalpore un servizio del programma TV “Le Iene” che aveva come protagonisti gli attivisti di Sea Shepherd, in lotta per proteggere le balene dall’aberrante pratica della grindadrap. Largamente praticata tutt’ora nelle Isole Faroe (regione autonoma della Danimarca),  la strage delle balene ebbe origine in periodi nei quali il consumo della carne dei cetacei era necessario al sostentamento della comunità. Ora l’uccisione è fine a se stessa, puramente rituale e non prevede assolutamente il consumo della carne.

La grindadrap è espressione di una cultura rituale vissuta in modo obsoleto e superato, del significato primordiale non è rimasto nulla, è solo la violenza ad unire. Ma altri sono i paesi che subdolamente hanno invece aggiornato i loro rituali di uccisione come metodo di coesione sociale: un esempio lampante ce lo forniscono i nostri cugini francesi con il consumo di foie gras.

oca
Ingozzamento delle oche per la produzione di foie gras

I cittadini europei d’oltralpe hanno attribuito un significato sociale, e dunque rituale, al consumo del costoso prodotto investito di un’aura di ricercatezza ed esclusività che lo classifica come oggetto di desiderio da chi desidera essere notato all’interno del gruppo sociale. Per avere maggiori informazioni riguardo alle barbarie inflitte alle oche per la produzione di foie gras (fegato d’oca grasso) vi rimando alla pagina stopfoiegras.it dell’organizzazione Essere Animali.

La Francia ha dunque fornito un esempio di come l’essere umano sia in grado di aggiornare le pratiche di violenza e uccisione agghindandole con un nuovo vestito alla moda che non deve mancare nell’armadio di chi desidera far parte del gruppo sociale.

Si impone una rivalutazione drastica della pratica in sé, un ripensamento contestualizzato negli anni presenti e futuri sulla necessità di mantenere questa ritualità a discapito di un’espansione empatica dell’essere umano verso l’animale e i suoi sentimenti che cancelli gli abomini tutt’oggi socialmente giustificati.

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